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Frasco è immerso
nella natura incontaminata della Valle Verzasca, il paesaggio offre la
possibilità di diverse escursioni e incantevoli passeggiate:
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Salita al lago e alla capanna d’Efra ·
Escursioni nelle varie montagne circostanti ·
Sentierone sul fondo valle con visita al sentiero
dell’arte ·
Relax sulle rive del fiume Verzasca dove scorre
l’acqua più pura e incantevole.
La visita al Mulino e alla centralina elettrica appena riattata, permette di rivivere da una parte una tradizione della vita contadina e nello stesso tempo i primi passi
della tecnica moderna.
Tutta
la regione offre diverse manifestazioni culturali raggiungibili sia
con i mezzi pubblici sia con il proprio veicolo. Locarno e Bellinzona
sono raggiungibili in circa 30 minuti di auto.
In inverno c’è pure la possibilità di praticare lo sci di fondo lungo una pista di 8 km, oppure praticare del pattinaggio su ghiaccio. |
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Già nell'Ottocento Frasco costituiva un piccolo
centro artigianale per l'alta Valle. Nella sua ricerca sulla Val
Verzasca (1946) Max Gschwend riferisce che in Val d'Efra era attiva
fino al 1890 una modesta cava di calcare con quattro fornaci.
Esistevano inoltre frantoi per lo schiacciamento delle noci, dalle
quali si ricavava un apprezzato olio commestibile e per illuminazione.
Altri autori riportano la presenza sul fiume Verzasca di una segheria,
di pestatoi per la battitura della canapa e del lino, oltre che di
alcuni mulini per cereali, tutti distrutti dall'eccezionale piena del
1868.
Successivamente sorsero sull'Efra due impianti sopravvissuti fino ai nostri giorni: il mulino costruito nel 1880 dal mugnaio Luca Lanini e la centralina idraulica di Guglielmo Ferrini (1925), che nel frattempo era diventato anche proprietario del mulino. Tra gli utenti allacciati alla rete di distribuzione della centralina figurava anche l'albergo Efra, costruito nel 1930. L'importante costruzione, ubicata vicino al mulino, costituì per molti anni l'unica struttura turistica della Valle frequentata dai primi forestieri alla scoperta della misteriosa e ancora sconosciuta Verzasca. IL MULINO
IL MULINO Il piccolo edificio è arroccato su un pendio scosceso a ridosso del ponte sull'Efra, costruito sul tracciato della nuova strada che dal 1875 collega la Val Verzasca con il Piano di Magadino. Il mulino, sviluppato su un solo livello, comprende due locali: il vano d'entrata dotato anche di un forno per il pane, che era utilizzato per la consegna dei cereali e della farina e il locale di macinazione con il macchinario del mulino, costituito da due coppie di palmenti. Il mulino con il ponte sull’Efra che all’epoca aveva ancora parapetti in muratura piena. L'attività dei mugnaio era rivolta alla produzione di farine di segale e di mais. Con la segale, coltivata in Valle fin dai tempi remoti, si confezionava il tradizionale pane casalingo. Il granoturco per la preparazione della polenta si affermò solo nel corso dell'Ottocento e doveva essere portato dal Piano poiché le condizioni ambientali locali non garantivano un raccolto sufficiente. A partire dal 1927 il mulino di Frasco rappresentava l'unico impianto dell'alta Verzasca autorizzato a produrre farine indigene di coltivatori che concorrevano al premio di macinazione. Come ultimo mulino attivo in Valle ha cessato l'attività attorno al 1950.
LA RUOTA ORRIZONTALE La ruota idraulica trasforma l'energia di un corso d'acqua in forza meccanica direttamente utilizzabile. Nel mulino di Frasco il compito è affidato a due ruote orizzontali a cucchiai, una per ogni coppia di macine. Questo tipo di motore, diffuso nelle valli dei Sopraceneri, utilizza una limitata portata d'acqua e si adatta alle caratteristiche di variabilità dei torrenti di montagna. Presenta inoltre una maggiore semplicità costruttiva rispetto al più efficiente impianto a ruota verticale poiché non richiede l'uso di ingranaggi di trasmissione e di moltiplica. Il getto d'acqua imprime il movimento alla ruota colpendo la parte interna dei cucchiai fissati alla base di un albero verticale che poggia su un perno inserito in una bronzina per ridurre gli attriti dovuti alla rotazione. Anticamente questo appoggio era costituito da due pezzi di quarzo. Sull'estremità superiore dell'albero è innestata un'asta in ferro munita di staffa che sostiene la macina superiore, girevole. Poiché la macina è montata direttamente sull'asse della ruota la sua velocità di rotazione resta uguale a quella dei motore. Il rendimento dell'impianto è quindi piuttosto basso.
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